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Marzo 1919                                                                                                           Mosca

 

Mia Amata,

ti scrivo per aggiornarti sulle mie ultime vicende personali.

Come bensai, in questi giorni sono stato convocato dal nostro Compagno e Primo Ministro Vladimir Lenin.

Il Compagno Lenin mi ha comunicato la sua intenzione di affidarmi il più grande incarico di ingegneria della Repubblica: la costruzione di un’antenna per la stazione radio del nuovo Stato sovietico, nel villaggio Shabolovka a Mosca.

Quale onore mi è stato riservato!? Far risuonare la voce di Santa Madre Russia in tutte le sue terre con un’opera monumentale: un’antenna radio dall’altezza di 350 metri.

Sono giorni di profondo smarrimento e ansia: il compagno Lenin riversa in me le sue più profonde certezze ma io non so come poter raggiungere le stelle con questa opera.

Anche il cielo sembra voler ribellarsi a questa decisione: sono giorni che non smette di piovere. Acqua, solo acqua, sempre acqua.

Acqua…

Acqua…

Ma sì Amore mio, ci sono! Mesi fa studiai i progetti di una torre dalla forma iperboloide per la raccolta dell’acqua, composta da 6 segmenti sovrapposti; quello sarà il mio riferimento. E proprio ora, mentre ti scrivo mi sovviene l’immagine di un nuovo materiale per le costruzioni, una lega ferrosa composta principalmente da ferro e carbonio: l’acciaio.

È solido come il ferro, ma più resistente alle intemperie e soprattutto è plasmabile secondo la volontà e l’ingegno dell’uomo!

Ora ci sono, la torre può esistere, sarà d’acciaio e sarà la voce imperitura della Repubblica.

Mia Amata, mai come in questa missiva il mio cuore batte di serena gioia. Ci sono, il Compagno Lenin aveva ragione!

Ti prego di raggiungermi al più presto a Mosca per vivere insieme a me questo successo. Sarai la mia musa e insieme all’acciaio costruiremo il futuro della Santa Madre Russia e della nostra famiglia.

Ti attendo con ansia.

Per sempre tuo

Vladimir Grigor’evič Šuchov

Liberamente tratto dalla storia di Vladimir Grigor’evič Šuchov (1919)

Scritto da Marco Fabbretti