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“Un tramonto luminoso.

Oggi mio shogun le dita dorate del sole al tramonto stringono le nostre terre in un abbraccio divino.

Hakata è salva.

Il tuo umile servo Takezaki Suenaga”

La legenda vuole che il Giappone sia nato da una spada di corallo immersa dagli antichi Dei nell’oceano. Nell’atto di estrarla, quattro gocce perfette sono scivolate dalla lama nel mare e sono diventate le isole del Giappone.

Oggi ne sono convinto: il Giappone non è nato per volontà divina ma sull’onore dei suoi samurai e sull’acciaio delle loro spade.

È stato un viaggio impervio, intrapreso oramai 2 anni fa, per raggiungere Kamakura e i suoi forgiatori.

Ho preparato il mio spirito attraverso le avversità, le sofferenze e le privazioni e ora sono pronto al secondo atto di questa guerra.

I barbari di Kublai Khan si affacciano di nuovo sulla baia, i loro volti sono più sfidanti della loro prima volta: sono sicuri della loro superiorità numerica ma ancora non conoscono il nuovo connubio tra la forza del samurai e il suo nuovo acciaio.

Lo scontro si trasforma immediatamente in un vero inferno in terra.

Le armate si scontrano, le corazze di schiantano le une contro le altre. Rimbombano gli zoccoli della cavalleria e le lame guizzano fuori dalle fodere.

Sono numerosi i nostri nemici e le nostre forze rischiano di soccombere sotto l’impeto dell’orda.

È giunto il momento. Anche la mia spada si unisce alla battaglia.

Ogni estrazione si trasforma in una manciata di nemici esanimi a terra.

Come un richiamo di guerra, il sibilo della mia lama d’acciaio che accarezza la Saya* risveglia i miei uomini. Ricordano che la forza del Giappone risiede nell’unione tra l’acciaio e lo spirito guerriero dei samurai.

L’onore, prima che la terra, sono in palio su questi campi intrisi di sangue.

Il nemico retrocede. Spaventa il luccichio brillante del nostro acciaio. Anche se i raggi del sole iniziano a infievolirsi, il riflesso di questi sulle nostre spade atterrisce i barbari. Fuggono, inseguiti dalle nostre katane, scomposti e disonorati voltano le spalle al nemico per rifugiarsi nelle loro navi.

Termina la giornata con un luminoso tramonto d’acciaio.

 

Liberamente tratto dalla seconda invasione mongola sull’isola di Hakana (Giappone, 1276)

Scritto da Marco Fabbretti